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Elinor OstromElinor Ostrom è la prima donna ad aver vinto il Premio Nobel per l'Economia con i suoi studi sui Beni Comuni. Al centro delle sue ricerche ci sono la cooperazione, la fiducia e l'azione collettiva.

Fin dal 1973, quando ha fondato il Workshop in Teoria Politica e Analisi Politica all'Università dell'Indiana – dove ancora oggi insegna – Elinor Ostrom ha portato una forte carica di novità allo studio della disciplina. Abbiamo avuto la fortuna di poterla intervistare sui temi centrali di questa edizione di Ecoshow.

Lei studia i beni comuni da anni: a suo parere, in che maniera questo concetto si è evoluto nel corso delle decadi ?

La teoria dei beni comuni ha vissuto molti cambiamenti fin dal 1968, quando Garrett Hardin ha pubblicato su Science un articolo sulla «Tragedia dei beni comuni». Il termine «Commons» era usato anche prima, ma Hardin ha messo in luce come in assenza di accordi istituzionali, le persone fossero portate a sfruttare troppo le risorse. Allo stesso tempo se qualcosa non era di proprietà privata né di proprietà pubblica, si trovava in uno spazio intermedio senza diritti, istituzioni e leggi. Ora le persone si stanno invece rendendo conto che esistono comunità ed istituzioni di diverso tipo, complementari alla proprietà private e pubblica. Quindi si può dire che ci sia stata un'evoluzione.

Oggi stiamo fronteggiando una profonda crisi economica che tocca soprattutto i Paesi più  sviluppati, mentre nazioni come la Cina, il Brasile e l'India sperimentano ancora una forte crescita. Cosa ne pensa di questa crisi ? Pensa che la teoria dei Commons potrebbe aiutare i Paesi occidentali a rivitalizzare le loro economie ?

Non credo che i Commons siano applicabili alla crisi economica. In questo caso, per analizzare i motivi della crisi, ci viene in aiuto la teoria economica.  Dobbiamo capire che quando i mercati sono dominati da interessi privati allora non c'è una visione di lungo periodo. In fasi come queste la proprietà privata può non essere in grado di dare risposte convincenti.

Ma allora ci servirebbero più regole ?

Si, più regole su quali performance dovrebbero raggiungere i mercati, per esempio.

Quando si parla di Beni Comuni uno dei principali temi riguarda la cooperazione. Se la cooperazione può essere relativamente facile in piccole comunità, pensa che sia applicabile anche a gruppi più ampi di persone ?

Quello che abbiamo stabilito tramite le nostre ricerche è che la cooperazione nei piccoli gruppi è possibile ; non è sempre presente, ma è possibile. Se vi è una comunicazione fra gruppi intermedi c'è una buona possibilità che la cooperazione arrivi a una scala più ampia, perché si trasmette la fiducia e la cooperazione da gruppi più piccoli a gruppi più grandi. Se invece non c'è questo scambio di conoscenze, non c'è passaggio automatico di cooperazione dai piccoli ai grandi gruppi.

Una delle componenti fondamentali, dunque, sembra essere la comunicazione. Oggi la rete offre la possibilità di comunicare velocemente; crede che questo possa migliorare la gestione dei Beni Comuni ?

Sì, internet riduce il costo di comunicare con gruppi più grandi. Anche in questo caso non è un processo automatico, ma possiamo aspettarci una maggiore facilità di comunicazione anche a livello di gruppi più grandi.

Lei è la prima donna – e finora l'unica – ad aver vinto un Nobel in Scienze Economiche. Crede che ci sia un diverso approccio di genere rispetto ai Beni Comuni ? In altra parole, pensa che le donne possano essere più sensibili al tema della sostenibilità e della preservazione del Pianeta ?

Non credo che sia una componente innata del genere, ma le donne – essendo state discriminate in passato – sono un po' più consapevoli rispetto alle pratiche discriminatorie rispetto a quanto lo siano gli uomini.

Leggendo alcune sue interviste successive all'assegnazione del Premio Nobel, sono stata  impressionata dal fatto che abbia usato il termine relieved, sollevata. Ha usato questo termine riferendosi al fatto che dopo tanti anni veniva riconosciuto il lavoro suo e della sua équipe.

Sì, in effetti anche se non ricordo la frase in particolare, è vero che fin da quando mio marito ed io abbiamo fondato il Workshop in Political Theory and Policy Analysis, nel 1973, riuscimmo a creare un gruppo molto produttivo col quale abbiamo collaborato efficacemente nel nostro campo di indagine. Abbiamo anche ricevuto delle critiche dal mondo accademico, però, e senza dubbio il mio « sollievo » si riferiva al fatto di vedere riconosciuto il nostro lavoro nonostante ciò, con un premio così importante a livello mondiale.

Un'ultima domanda: nel suo libro, «Governing the Commons», nella prefazione all'edizione italiana, lei fa riferimento a studiosi della materia nel nostro Paese. Può dirci qualcosa di questi ricercatori e del contributo che hanno offerto alla disciplina ?

Sì, un contributo eccellente e un lavoro straordinario. Hanno lavorato sia nel campo delle istituzioni che nell'analisi sociale. Credo che abbiano risultato risultati molto importanti e che soprattutto per il pubblico italiano valga la pena leggere i loro lavori, che senza dubbio possono raccontare esempi di gestione comune importanti per il vostro paese.

Grazie mille per la sua collaborazione. Per noi è stato un grande piacere poterla intervistare, visto che in questa edizione parliamo di Beni Comuni

Grazie a voi. Ecoshow è una trasmissione importante, non accetto molti inviti fra tutti quelli che ricevo, ma questa volta ho deciso di partecipare per il lavoro che svolgete.

Il Premio è stato istituito per invogliare le persone a scegliere i prodotti attenti all’ambiente e per incoraggiare le imprese a realizzarli. Ad attribuire il Premio a prodotti o servizi presenti in 40 categorie sarà una giuria composta da 10.000 italiani, dopo che il Comitato Scientifico avrà effettuato un primo vaglio dei prodotti e servizi candidati. Il riconoscimento è realizzato con il sostegno di mezzi di informazione, tra cui il settimanale Oggi, il summit in diretta web Ecoshow, il mensile Espansione, la tv Diva Universal.
www.premionatura.it

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